MORRA E IL SUO TERRITORIO
Il paese di Morra De Sanctis, in provincia in Avellino, deriva il suo nome dal suo più illustre cittadino: il critico letterario Francesco de Sanctis, che vi nacque nel 1871.
La cittadina è situata non lontano dalle sorgenti dei fiumi Ofanto, Sele e Calore ad un altitudine di 820 metri sul livello del mare, incuneata tra due piccole valli e circondata da una fitta vegetazione boschiva.
L'area comunale ha un’estensione complessiva di circa 30 Kmq., passando dai 902 metri di Monte Calvario ai circa 450 dell'alveo dell'Ofanto, e si colloca tra la zona vulcanica del Vulture e le sorgenti solforose della Valle d'Ansanto (Rocca San Felice).
Parte del territorio è destinato alle attività agricole, mentre la popolazione è distribuita in numerose frazioni, quali Santa Lucia, Selvapiana, Caputi, Chiancheroni, Cervino e Montecastello.
Numerose le chiesette di campagna: le più importanti sono quelle di Santa Lucia e Monte Castello (entrambe recentemente ristrutturate). E’ presente anche un antico mulino ad acqua, denominato Donatelli, dal cognome della famiglia proprietaria della struttura.
Grazie alla posizione dominante sul territorio circostante, da Morra De Sanctis si presentano ai visitatori paesaggi suggestivi e di grande effetto, arricchiti dalla presenza dei laghi sul torrente Isca. Notevoli i percorsi rupestri della cosiddetta “Via delle Acque”, lungo la quale si incontrano numerose sorgenti, che rappresentano una delle maggiori ricchezze della zona, che ne arriva a contare complessivamente ben 55.
Il territorio abbonda di verde, per cui il paesaggio muta col variare delle stagioni, scandendo così il passare del tempo.
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| IL LAGO VARNICOLA |
SCORCIO DEL PAESAGGIO DALLA PIAZZETTA DELLA CHIESA MADRE |
Nonostante il sisma del 1980, l’urbanistica originaria del centro abitato di Morra si è preservata, non tradendo così l’origine di avamposto alla difesa dell’antico insediamento romano di Compsa.
Proprio l’arroccamento del centro abitato sulla sommità del monte ha suggerito il nome originario del paese, sulla cui parte alta sorgono i ruderi – attualmente in fase di restauro - dell’antico Castello del Principe Biondi - Morra, del quale restano le torri circolari, le mura in pietra e il corpo principale della fabbrica col cortile interno.
Notevole è il centro storico, dove si trova la Casa Natale di Francesco de Sanctis, con bel portale in pietra e la strada lastricata a gradoni, e l'antico Obelisco dedicato a S. Rocco. Da vedere anche la sontuosa Chiesa Madre, al cui interno vi è la modesta ma preziosa Cappella Gentilizia.
CENNI STORICI
La città, fino al 1934 denominata Morra Irpino, venne ribattezzata in quell'anno col nome di Morra De Sanctis in onore del grande critico e letterato italiano Francesco De Sanctis che vi era nato il 28 marzo 1817 e che è sicuramente il personaggio più significativo della storia morrese. In suo onore sono state edificate una piazza e un busto in bronzo.
Contrariamente a quanto potrebbe apparire il nome del paese “MORRA” non deriva dall’omonima famiglia feudataria del luogo (principi Biondi-Morra), bensì dal toponimo, che indica “altura”, “monticello”, “cumulo di pietre”. La radice mor/murm che significa appunto “cumulo di pietre” trova riscontro nel gallese mur, nello spagnolo moron, nel celtico moran e nel latino murus.
Quindi “Morra” indica un luogo costruito su di un’altura, su una zona rocciosa. In dialetto morrese la parola murricine peraltro significa “mucchio di pietre” (da C. Grassi, Studi e ricerche storiche su Morra nel Settecento – 1987).
Fino al periodo normanno non esistono documenti che citino espressamente Morra. Dal periodo normanno - svevo fino al XVI secolo la storia di Morra è ricostruibile invece attraverso le vicende dei suoi feudatari.
Tuttavia il territorio di Morra risulta abitato da millenni: sono state infatti rinvenute numerose testimonianze della civiltà di Oliveto-Cairano (VII-V secolo a. C.); nel giugno del 1985 in particolare sono state rinvenute, in località Chiànu Cirasùlu, 18 tombe con relativi corredi funebri, considerate dagli esperti le tombe sannitiche più antiche trovate in Irpinia.
La vasta necropoli risulta essere stata utilizzata in un arco di oltre duecento anni tra VIII e VI secolo. I reperti furono esposti a Roma presso le Terme di Diocleziano, nell’ambito di una mostra sui Sanniti.
Recenti reperti inducono inoltre a ritenere in modo fondato che la città di Romulea citata da Tito Livio, distrutta dal console Decio Mure nel 297 a.C., fosse situata proprio nel territorio di Morra.
Da notare che nella zona più alta e rocciosa l'abitato di Morra nasconde molte grotte naturali, in una delle quali sono state trovate occasionalmente interi scheletri di camosci e stambecchi risalenti ad oltre un milione di anni fa.
Morra subisce nell’arco dei secoli le conseguenze del passaggio di numerosi eserciti: nell'888 Aione II, nel 923-926 Ungheresi e Slavi, nel 969 il patrizio Eugenio.
Dall'847 al 1094 si hanno tre terremoti. In questo periodo Morra è uno dei castelli fortificati che fanno capo al guastaldato di Conza.
Nel 1320 ha inizio un quarantennio in cui le campagne di Morra sono infestate dai briganti; resteranno famose in particolare le bande di Mariotto e Ursillo, che arriveranno a contare fino a 400 uomini.
CENNI DEMOGRAFICI
Morra è oggi un piccolo paese di circa 1.400 abitanti; intorno alla metà dell'800, tuttavia, la popolazione superava le 3.200 unità. Da allora il movimento di emigrazione, fenomeno comune a tutta l'Irpinia e alle zone rurali, pedemontane e montane del Mezzogiorno d'Italia e diretto prima oltreoceano e poi verso le aree economiche più forti dell'Europa occidentale e verso le regioni più industrializzate dell'Italia settentrionale, è stato pressoché costante.
Nel 1911 Morra contava infatti 2.717 abitanti e 463 cittadini emigrati, la maggior parte dei quali residenti a New York e nel Nord America. Se alla vigilia del terremoto del 1980 Morra contava 2.500 abitanti, nel 1999 i residenti erano scesi a 1.503 e gli emigrati saliti a circa 900; nel 2003 infine gli emigrati toccavano quota 1.075 unità.

IL SISMA DEL 1980
Nel 1627 inizia per l'irpinia l'attività sismica, con decine di terremoti di piccola e media intensità, attività che si protrae ancora fino ai giorni nostri e che ha il suo apice il 23 novembre del 1980, quando anche Morra De Sanctis viene colpita dal terribile sisma che sconvolge buona parte dell'Irpinia.
Con la scossa sismica del 23 novembre 1980 quasi il 70% dell'abitato di Morra De Sanctis è distrutto e si contano 42 morti.
A Morra arrivano gli aiuti da Malta, dei ragazzi svizzeri di EPICENTRO, che aiutano per la campagna, e altri da tutta l'Italia. Per l'aiuto fornito vanno ricordati in particolare la Caritas di Bologna e il radio amatore sardo Domenico Manca di Oschiri (SS), che sotto la tenda mantiene il collegamento tra i morresi e i loro congiunti emigrati che chiedono notizie sulla sorte dei loro cari.
Gli operai di un quartiere di Napoli donano una chiesetta prefabbricata, che viene montata dietro l'asilo infantile.
I Morresi Emigrati fondano un'Associazione (l'AME) a Basilea per poter tenersi uniti ed essere vicini ai loro cari a Morra durante la difficile opera di ricostruzione.
La cultura morrese si risveglia, vengono scritti dei libri, fra cui quello di Celestino Grassi "Studi e ricerche storiche su Morra nel settecento", dal quale sono state tratte quasi tutte le notizie storiche contenute in questo testo.
Link per approfondimenti sul terremoto in Irpinia del 1980
Memoria ed immagini
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
FOLKLORE
Morra ha avuto modo nell’arco della sua storia, come anche il resto dell’Italia Meridionale, di avere contatti e contaminazioni di vari popoli e civiltà, che ne hanno formato un’anima fortemente radicata nel passato e che, seppur oggi intorpidita dai ritmi moderni, resiste nelle credenze dei suoi abitanti.
Ancora oggi infatti sono numerose le usanze e le feste folkloristiche che si ripetono puntuali di anno in anno; quasi tutte le manifestazioni riguardano festività religiose, come quella di San Rocco, protettore di Morra, San Gerardo, la Madonna di Monte Castello, Santa Lucia ecc..
Vista la prevalenza dell’attività agricola, la cultura popolare è ricca di canti e musiche legate alla cultura contadina del passato, infatti è molto diffusa la cultura dell’organetto e quindi della Tarantella, moltissimi i canti popolari che ricordano vecchi racconti di tresche amorose ed amori ostacolati. Molto tradizionale e sentita è la rappresentazione di Cecilia, commedia drammatica, rappresentata alla fine del Carnevale.
Negli ultimi anni, grazie all’iniziativa di Gerardo Di Pietro e alla buona volontà dei giovani di Morra, si è costituito il CRCM (Centro Ricreativo Culturale Morrese) che, oltre a rappresentare alcune commedie in dialetto Morrese scritte dallo stesso Gerardo Di Pietro, è impegnata nel recupero di antiche tradizioni e cura l’organizzazione dell’Estate Morrese, durante la quale vengono realizzate manifestazioni folkloristiche, balli e degustazioni a base di pietanze tipiche.
Al riguardo vale la pena ricordare che a Morra vi è un vero e proprio “culto” del baccalà; la ricetta tipica per eccellenza è quella denominata ”alla ualanegna”.
Molto diffuse tra la popolazione anche ricette a base di trippa e grano turco, come la famosa “migliazza con le cicciole”, ed altre ricette tipiche comuni a tutta l’Alta Irpinia.