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Arte e architettura
Chiese di Morra
LA CHIESA DELL'ANNUNZIATA ("Ghiesia de l'Annunziàta")
Si trovava sullo spiazzo sopra il muro della Piazza F. De Sanctis, dove ora sorge un piccolo anfiteatro. In antico quella strada portava al castello del principe ed era la strada principale di Morra venendo da Guardia dei Lombardi. Davanti alla chiesa c'era una spiazzo chiamato "Lu Piscónu", dove si tenevano le adunanze pubbliche. Il sindaco Achille Molinari fece poi spianare l'altura, per creare l'attuale Piazza Francesco De Sanctis e costruire il Municipio. Nel 1595 la chiesa sorgeva ai margini dell'abitato -"prope moenia"- ed aveva già dato il proprio nome alla Confraternita laica. In epoca napoleonica subì il saccheggio delle soldataglie francesi. Fu utilizzata anche come cimitero. La chiesa aveva davanti un porticato di tre archi e all'interno aveva un'unica navata laterale, sulla destra, che si collegava al corpo centrale attraverso due arcate frammezzate da un altare con quadro di S. Anna; detta navata terminava con una porticina sul campanile. Quest'ultimo, unitamente alla navata laterale ed alla sacrestia venne abbattuto intorno al 1931. Nell'occasione, una delle due campane venne montata sulla chiesa stessa dell'Annunziata e finì poi alla Chiesa Madre. Del Guercio vi aveva fatto murare la Pietra dei Piani, recuperandola dalla vicina fonte sotto il ponte dei Piani, che andò perduta quando la chiesa dell'Annunziata fu abbattuta e ricostruita come casa canonica. Le lastre tombali vennero buttate nel vallone della "Grotta de lu lupu". Anche la canonica fu demolita definitivamente ai principi del 1999. Oggi al suo posto è stato costruito un anfiteatro di piccole dimensioni. Questa chiesa è citata anche in modo particolareggiato in una pergamena del 1666 intitolata "Apprezzamento della Terra di Morra". Una strana tradizione popolare raccomandava il 25 marzo, giorno dell'Annunziata, di non pettinarsi: la superstizione voleva che ai trasgressori sarebbero nati i pidocchi in testa.
Nella zona di Orcomone c'è ancora oggi una baracca che funge da chiesetta dedicata alla Madonna Annunziata. La festa, con processione e musica, ricorre il 25 marzo.
MONTECASTELLO
Nel 1900, in seguito ad una serie di sogni nei quali si dice apparisse la Madonna, furono iniziati degli scavi, che furono osteggiati dalle autorità prefettizie di S. Angelo dei Lombardi (vedi documenti dell'epoca pubblicati dalla Gazzetta dei Morresi Emigrati), ma la popolazione, incurante di tutto, continuò a scavare, aiutata dai numerosissimi pellegrini che venivano da tutte le parti del Sud Italia.
Finalmente fu costruita una chiesetta che ancora oggi è meta di pellegrinaggio. La festa della Madonna di Montecastello si tiene la seconda domenica di maggio.
Nei tempi passati non c'era il ponte sull'Isca, ma solo un guado: quindi, quando durante il pellegrinaggio pioveva e il torrente si ingrossava, i contadini trasportavano le donne morresi a cavalcioni da una parte all'altra del torrente. La chiesa Fu restaurata già subito dopo il terremoto del 1980. Attualmente il campanile è stato restaurato dalla ditta Cipriani, di Trevico.
Verso l'inizio del 1900 fu composta una canzone che racconta la storia della Madonna di Montecastello.
CHIESA DEI CAPUTI
Ai Caputi c'è una chiesa in muratura, dedicata alla Madonna, con una bella statua. La gente del luogo afferma che la Madre di Dio apparse ad alcune persone in una grotta sovrastante la chiesa e per questo motivo fu costruita. Esiste anche una storia cantata in dialetto della Madonna dei Caputi. La festa con processione si tiene il primo maggio.
CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE
Rimasta in piedi dopo il terremoto del 1980, anche perché da poco restaurata dal dottor Giovanni De Paula, la cui famiglia ne mantiene il gius-patronato.
Ciò trova riscontro nell'iscrizione nel suo altare in marmo, che sostituì il precedente in stucco, porta alla base: A DIVOZIONE.DI D.MARIA MICHELA DE PAULA. A.D.1906.
Eretta nel 1809 ai piedi del Calvario, all'ingresso del paese, sul sentiero che una volta era la principale via tra Morra e Guardia dei Lombardi. Il piccolo recinto alla sua sinistra fu utilizzato come cimitero nel secolo scorso. Le mura di cinta del cimitero erano fatte ad archi dentro le quali si mettevano le ossa dei defunti. Il pavimento era coperto di lastre di pietra, due botole coperte con lastre di pietre con un anello di ferro al centro portavano ai cunicoli nei quali si calavano le casse con i defunti. Una volta, però, per rimettere in sesto una cassa che non era stata situata a dovere, una persona scese nella fossa e fu tramortito dal gas venefico che si sprigionava dai cadaveri in decomposizione, un altro, sceso per soccorrerlo, fu tramortito anche lui e un altro ancora. Così morirono tutti e tre nel sotterraneo. Dopo quell'incidente, il cimitero venne abbandonato. In quel camposanto furono sepolte Agnese Manzi, la madre di Francesco De Sanctis e la sorella del letterato Geneviéve, che lui ricorda nel suo libro "La Giovinezza". Alcuni anni fa fu rubata dal soffitto della chiesa una tela plurisecolare che, tramite Emilia Cipriani, maritata De Paula, proveniva da quell'antica famiglia di Guardia; nell'occasione sparì anche un artistico lampadario in ferro battuto.
LE 5 CROCI IN FERRO
Ricordo di una missione di padri liguorini, sostituirono nel 1949 una croce di legno che sorgeva in cima al Calvario e che costituiva il punto d'arrivo della processione del Venerdì Santo. La Croce in legno sul Calvario è stata rimessa dall'Associazione Morresi Emigrati il 23 agosto 1989. Misura 5 metri di altezza, è di legno di iroko, è costata lire 500 mila più lire 50 mila per la sistemazione. É stata costruita dal falegname Mario Carino di Morra. Successivamente i Morresi Emigrati costruirono una ringhiera in ferro intorno alla terrazza avanti alla chiesa. Costava lire 900 mila, fu forgiata gratuitamente da Nicola Cicchetti, coadiuvato da alcuni emigrati, tra i quali Giuseppe Pennella, nella bottega di Vito Salvatore Covino. Ora, in occasione del restauro della terrazza, la ringhiera è stata smontata e probabilmente verrà messa intorno all'antico piccolo cimitero accanto alla chiesa. Alla base in cemento delle cinque croci di ferro c'è una targa con la scritta: A RICORDO DELLA MISSIONE DEI PADRI REDENTORISTI 5.23 FEBBRAIO 1949.
CHIESA DELLA CONGREGAZIONE
Era impreziosita all'ingresso da un architrave con una iscrizione del 1800 e all'interno da alcuni caratteristici banchi di legno posti a gradinata e forniti di leggìo nonché da un organo. Sul tetto una campana usava chiamare i ragazzi alla "dottrina" - catechismo - ed i fedeli alla novena di maggio. Distrutta dal terremoto del 1980. Anche per ottenere la ricostruzione di questa chiesa i Morresi Emigrati si sono più volte rivolti al Sindaco di Morra, oggi è stata definitivamente demolita insieme all'orologio comunale.
LA CROCI DE LI CHIANI
La croce dei Piani è situata davanti alla casa Roina, porta la stessa data che era scolpita sulla Pietra dei Piani, 1583, rinnovata nel 1831. fortemente danneggiata da un camion militare in retromarcia durante la rimozione delle macerie dopo il terremoto, è stata rifatta nell'anno 2000. Siccome le pietre originali, che erano rimaste abbandonate per 20 anni, erano nel frattempo state rubate, la parte superiore fu scolpita nuova. Non è perfettamente uguale a quella antica, avendo il collo del capitello un pò troppo lungo dell'originale. La croce di ferro che è sulla cima è stata fusa da un calco, ricavato dai pezzi dell'antica croce, che si era sbriciolata quando cadde. I pezzi furono raccolti pazientemente e conservati dal dr. Enrico Indelli. Originariamente la croce si trovava all'ingresso del paese, che era allora nella piazzetta davanti al bar Di Pietro, quando inizia la salita dell'Annunziata. Quella era allora la strada di entrata al paese. Fu messa per ordine di Papa Benedetto XIV, il quale nel 1550 volle che in tutti i paesi cattolici fosse posta una croce all'entrata del paese, per segnalare ai pellegrini che quel paese era cattolico romano.
Chiesa di Santa Lucia ("Ghiésia de Sànda Lucìa")
É un'antica chiesa campestre, già citata a fine 500 nelle "Relazioni ad limina" dei vescovi di S. Angelo e Bisaccia. Distrutta dal terremoto del 1732 e subito ricostruita dai fedeli, restaurata un'ennesima volta nel 1839, è al centro dell'omonima fiera del 13 dicembre. Altrettanto importante è la fiera che vi si tiene la quarta domenica di settembre e che si accompagna ad una festa con banda e fuochi artificiali. Il cortile antistante era recinto da un muro che, aiutandosi verso l'interno con pilastrini di pietra recuperati sul posto, sosteneva una piccola tettoia dove gli espositori si riparavano dalle intemperie e preparavano da mangiare. L'altare maggiore, nella sua ultima sistemazione, era stato donato da un gruppo di emigrati nel 1909. Da notare che, secondo una mappa del 1810, la primitiva chiesetta si collocava alla destra di chi scendeva da Morra verso la Taverna feudale sull'Ofanto e poco prima del quadrivio formato con la "strada delle Carre", che dal " vallone dei Mulini" portava a Selvapiana e l'Isca. La chiesa, distrutta dal terremoto del 1980, è stata ricostruita su disegno dell'architetto Michele Carluccio di Conza.
LA GUGLIA DI SAN ROCCO
Venne portata a termine intorno al 1852. Il lavoro fu offerto gratuitamente dai popolani. Le pietre furono prese da una cava nella campagna di Morra. Il monumento costò 341,96 ducati. La base quadrangolare ha ogni lato di m. 6,50, l'altezza del monumento, compresa la statua è di m. 16,08, altezza della sola statua m.2,80.
La statua è opera dello scultore Gennaro Calì di Napoli e gli fu commissionata dal re Ferdinando II in persona. Poiché mancava una strada adeguata, fu trasportata a Morra con un traino soltanto nel 1880, quando fu costruita la strada nuova.
Il terremoto del 23 novembre 1980 fece girare la statua sul suo asse. Fu necessario restaurare l'obelisco. Il parroco don Raffaele Masi s'impegnò affinché il monumento fosse smontato e ricostruito di nuovo con una anima di cemento armato. In tempi antichi mancava la scaletta di ferro che, partendo da metà altezza della guglia arriva fino alla statua. La piattaforma su cui posa San Rocco è circondata da una loggetta in ferro, che prima non c'era. Fu costruita già prima della seconda guerra mondiale, ritenendo pericoloso pitturare la statua senza protezione.
CHIESA DEI SS. PIETRO E PAOLO (CHIESA MADRE)
Costruita nel XI secolo proprio al di sotto del castello, è visibile da lontano per la sua mole massiccia. L'edificio è stato più volte ampliato e restaurato, tanto che non se ne conosce più la grandezza e la forma originale.
L'interno è a forme di croce latina, ed è ad una sola navata. Sulla parete destra della navata si apre una porta che, tramite una scalinata in pietra, porta al sepolcreto gentilizio dei Principi di Morra, dove nei loculi della parete sono riposano le loro ossa in cassette di legno. Ala centro del pavimento di questo sepolcreto si apre una botola sotto una lastra di pietra. In questa botola c'è uno spazio quadrato, non molto largo con un sedile di pietra per lato. Sul soffitto del pianerottolo, dove inizia la scalinata, non visibile, c'è un locale, che è rilevabile dalla finestrella che si vede sul muro esterno della chiesa. Si diceva che i principi, quando si sentivano in pericolo, attraverso un cunicolo sotterraneao penetravano nel sepolcreto e quindi salivano in questa stanza segreta, dove si nascondevano per il tempo necessario. Sotto il coro, la sacrestia e il braccio sinistro della croce, ci sono dei sotterranei dove venivano in antichissimi tempi deposti i morti. Il locale sotto la sacrestia era riservato ai sacerdoti, gli altri erano per altri defunti. Il De Sanctis, nel suo libro "La Giovinezza" parla del locale dove erano i preti morti, seduti su di una sedia, che lui aveva visto da bambino per un buco nel muro della chiesa di fronte a casa sua, dove si era arrampicato con una scala.
La chiesa durante i secoli è stata più volte danneggiata dai terremoti; l'ultimo, quello del 23 novembre 1980, la distrusse in modo tale che la Soprintendenza per i beni Architettonici e Culturali ha impiegato ben 24 anni per restaurarla. È stata riaperto al culto sabato, 1 maggio 2004, dall'Arcivescovo della nostra Diocesi Padre Salvatore Nunnari, con una cerimonia solenne. Per l'occasione il Sindaco, Dr. Rocco Di Santo e il Moderatore della Parrocchia don Antonio Cimmino, hanno invitato, oltre ai morresi residenti, anche tutti i morresi emigrati in tutto il mondo. La posta per quel giorno ha emesso un timbro speciale. La piazzetta davanti alla chiesa e i rispettivi muri, sono stati fatti ultimamente al posto della Chiesa della Congregazione e di casa Strazza, che furono demolite. Il giorno dopo l'apertura nella chiesa è stato tenuto un concerto di musica lirica con la cantante Daniela Di Pippo e il pianista Luca Burini.
CHIESA DI S. ANDREA
Era una cappella in campagna sotto ai Caputi, una località chiama "li Mauruni". È ricordata dal Vescovo Cianti nel 1650, ma risultava già nel 1583. Di essa non rimane che un cumulo di pietre.
LA CHIESA I SAN ROCCO
Fu costruita dopo la peste del 1656 per ringraziare il santo dello scampato pericolo. La chiesa era di stile finto romanico, con navata centrale e due navate laterali. Nel 1773 fu rifatta ed ampliata. Nel 1952 fu restaurata e dipinta con colori ad olio. Diroccata dal terremo del 1980 è stata ricostruita dalla Soprintendenza. Sulle navate laterali sono state appoggiate i matronei, che prima non c'erano. È andato perduto l'altare antico, il quadro sotto il soffitto, dipinto da Francesco De Ponte nel 1912, raffigurante l'Incoronata con S. Rocco e S. Vito e la statua di S. Francesco Saverio. San Rocco è il protettore di Morra e da una pergamena del 1666 rileviamo che in quei tempi il 23 agosto, giorno in cui a Morra viene festeggiato S. Rocco, la popolazione procedeva all'elezione di due sindaci. Dopo la ricostruzione la chiesa e la piazzetta adiacente hanno cambiato aspetto. È stato necessario fare una finta facciata che somiglia un po' a quella antica, ma molto più alta, a causa dei matronei che sono stati costruiti sulle navate laterali. La piazza, che era un tutt'uno con la strada, è stata sollevata davanti alla chiesa. Era tradizione in tempi antichi che i contadini, il giorno della festa di S. Vito portavano gli animali a fare tre giri intorno alla chiesa per preservarli dalla rabbia. È rimasta la tradizione di benedire i panini per farli poi mangiare agli animali.
CHIESA DI S. NICOLA
Si trovava proprio all'angolo tra Via Longobardi e Piazza S. Rocco, a due passi dalla guglia con la statua del Santo. Sull'altare maggiore in pietra spiccava un quadro di S. Nicola. Già nel 1910 era stata sconsacrata. Fu poi adibita a banca e, ultimamente come caserma dei carabinieri. Attualmente l'edificio, bisognoso di restauro, è disabitato. Nella piazzetta antistante, durante gli scavi per la fognatura, furono trovate numerose ossa umane, forse provenienti da fosse comuni del periodo del colera o della peste.
CHIESA DI SANTA SOFIA
Questa chiesa era già sconsacrata nel 1576 perché fortemente danneggiata. Sorgeva in contrada Fontana Merola a Orcomone.
CHIESA DELLA MADDALÈNA ("Chiesa de la Matalèna")
Si trovava sotto la Pescara, sulla destra della strada che porta da Morra alla stazione. Era riportata in una mappa del 1805. Ora è un rudere coperto di rovi.
CHIESA DI CASTIGLIONE
Era annessa al castello di Castiglione ed è citata in un privilegio del 1200.
CAPPELLA DI ORCOMONE
Il 31 luglio 1842 a Michelangelo De Rogatis fu accordato il privilegio di erigere una cappella nel suo fondo, purché provvedesse al celebrante. La proprietà passò poi ai Molinari e da questi a Braccia, ma la cappella era già stata adibita a magazzino.
CAPPELLA ZUCCARDI
Era situata a Selvapiana e misurava ca. 20 mq. All'interno c'era un altare di legno ed una tela della Madonna di Pompei, andata perduta. Dopo l'ultima guerra ridotta a deposito non aveva più la campana. Durante il brigantaggio alle sue mura furono fucilati dei briganti e, per rappresaglia, alcuni abitanti del luogo. Ora a Selvapiana nel recinto del vecchi edificio scolastico non più usato, c'è un capannone di zinco con un quadretto della Madonna di Pompei, che funge da chiesa. I contadini del luogo festeggiano ogni anno il giorno dedicato alla Madonna del Rosario di Pompei.
ABBAZIA DEGLI EREMITI
Situata tra il torrente Boccanova e S. Angelo questa chiesa era prima in territorio morrese. Fu poi incorporata nel territorio di S. Angelo.
SANTA REGINA
È il terreno sulla parte sinistra del mulino dell'Incasso. Si Presume che in quel luogo vi fosse in tempi antichi un monastero. Ma fino ad oggi non sono stati registrati reperti che avvalorino questa tesi.
SANTA COSTANZA
È una località posta sulla rotabile che va da Morra alla stazione, poco al di sopra della Pescara. Probabilmente anche in quel luogo c'era qualche edificio religioso, ma, eccetto alcune tombe, fino ad oggi non sono stati trovati reperti utili ad avvalorare questa tesi.
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